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Confederazione Italiana Agricoltori Provincia di Pisa

DANNI DA SELVAGGINA ALLE COLTIVAZIONI

Home » Notizie » Comunicati

Pubblicato il 12/03/2013 - 17:44

 

 

E’ uno di quei problemi irrisolti, uno degli argomenti fissi di tutte le riunioni di agricoltori, di tutte le chiacchierate nei corridoi e negli uffici delle nostre sedi. Parlo dei danni da selvaggina, o comunque da selvatici, alle coltivazioni.

E’ il cinghiale il principale protagonista di questa situazione, ma subito a ruota vengono il capriolo, il daino, la minilepre, i piccioni, gli storni e via di seguito.

Lo stato di crisi che colpisce anche il nostro settore, acuisce ancora di più la problematica. Nessuno può più permettersi di perdere parti del proprio raccolto, è un problema di vera e propria sopravvivenza.

Non partiamo da zero. Indubbiamente qualche passo avanti è stato fatto. Mi riferisco ad esempio al Piano Straordinario per il contenimento del cinghiale deliberato dalla Provincia di Pisa, ad alcuni progetti di prevenzione, o alle ordinanze per l’abbattimento dei piccioni emanate da alcuni Sindaci. Purtroppo questo non basta più, prova ne siano le numerosissime segnalazioni che tutti i giorni ci arrivano dagli agricoltori di tutta la provincia.

I cinghiali, soprattutto in Val di Cecina, hanno già preso d’assalto i terreni seminati a cereali, la minilepre in diversi comuni del Val d’Arno sta vanificando le prime semine e i primi impianti di ortaggi, i piccioni in Val d’Era si cibano dei semi di grano appena messi in terra e rendono problematiche certe semine primaverili come quelle del mais e del girasole.

E’ evidente che le normative vigenti e i conseguenti interventi possibili non bastano più. Serve qualcosa di più efficace, soprattutto nella direzione della tempistica e delle modalità degli interventi stessi.

Riteniamo necessario dare possibilità aggiuntive agli agricoltori titolari dei fondi danneggiati. Chi ha la licenza di caccia deve poter intervenire direttamente, chi non ce l’ha deve potersi rivolgere a cacciatori abilitati, senza dover ricorrere a procedure lunghe e farraginose che spesso vanificano ogni azione.

In questo quadro ci preoccupa molto l’atteggiamento di parte delle Istituzioni e di parte delle Associazioni venatorie. Noi siamo consapevoli della complessità della materia, chiediamo però che la tutela del reddito degli agricoltori abbia la priorità rispetto all’esigenza di chi legittimamente ha l’ambizione di esercitare un’attività sportiva, o comunque ludica. In troppi tavoli, ancora oggi, questo non avviene. Non se ne capisce bene il motivo, ma tanti amministratori pubblici e tanti politici, sono spesso più sensibili alle sirene dei cacciatori rispetto alle istanze degli agricoltori. Istanze che spesso non sono solo settoriali, ma coincidono con interessi più generali dei territori.

Un esempio molto grave di questo atteggiamento, viene dalla proposta di legge licenziata all’unanimità dalla Prima Commissione del Consiglio Regionale della Toscana in data 14 Febbraio 2013.

Senza fare troppo rumore, si vorrebbero introdurre delle modifiche e integrazioni alla legge regionale che regola le modalità di risarcimento danni da selvaggina alle coltivazioni (la n. 3/1994) con possibili effetti pesanti per gli agricoltori. Parlare ad esempio di interventi per la prevenzione o per i risarcimenti “…nei limiti delle disponibilità di bilancio;”, è secondo noi un vero e proprio colpo di mano dal quale non ha preso le distanze nessuna forza politica, né di maggioranza, né di opposizione. Il presumibile argomento che i proponenti e i  sostenitori della modifica della legge accamperanno sarà quello della mancanza di risorse. Diciamo subito che per noi è un argomento inaccettabile e da respingere al mittente. Se la selvaggina è di proprietà pubblica, è il pubblico che si deve far carico della prevenzione e dei risarcimenti, questa è una sacrosanta ovvietà. Perché se così non fosse, mettiamoci subito intorno ad un tavolo e ridiscutiamo il principio base. Siamo convinti che la maggioranza degli agricoltori rinuncerebbero ben volentieri a prevenzioni e risarcimenti, dando loro la possibilità di gestire direttamente la fauna selvatica presente nei propri terreni e limitando quindi l’accesso, attualmente libero, dei cacciatori nei fondi agricoli.

Nella medesima proposta di legge della prima commissione, si introdurrebbero i CAV, centri assistenza venatoria, istituiti dalle associazioni venatorie che avrebbero funzioni di assistenza procedimentale per conto di regione, province e comuni,  gestendo porzioni di istruttoria di varie istanze e procedimenti. Noi siamo favorevoli a qualsiasi provvedimento semplifichi la vita ai cittadini in un’ottica di attenzione alla spesa pubblica. Vorremmo quindi che ci si spiegasse come i CAV potrebbero andare in questa direzione. Temiamo infatti che in molti casi si duplicherebbe l’attività dei CAA (centri di assistenza agricola) con inutili oneri burocratici per i cittadini e finanziari per la Regione.

E’ evidente che se le questioni sollevate non venissero accolte da chi di dovere, saremmo pronti a svolgere la nostra funzione di tutela degli interessi degli agricoltori nella forma e nei modi più utili, chiedendo il sostegno oltre i nostri confini di categoria. (Stefano Berti)

 

 
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